Counsellor e Psicologi

Si assiste a una vera e propria battaglia tra queste due categorie: Counsellor e Psicologi. La prima, più recente e in crescita, e la seconda, più consolidata e conosciuta. Ecco perché sta succedendo.

Quello che non viene solitamente compreso, o che non vuole essere accettato, è che in realtà i due profili, counsellor e psicologo, hanno caratteristiche molto differenti, come diverse sono le modalità e le competenze che mettono in gioco per raggiungere gli obiettivi (talvolta comuni, talvolta ben diversi).
Per legge infatti solo gli psicologi possono effettuare psicoterapia o usare tecniche psicologiche (ci sono anche altre figure come i medici psichiatri, ma in questo articolo parlo solo di psicologi e counsellor), come è giusto che sia, visto che sono in possesso di laurea e abilitazione per poterlo fare. Tuttavia tale fatto è ben noto a qualsiasi counsellor, anche al meno aggiornato o preparato. Sta di fatto che i counsellor, proprio per questo motivo, NON utilizzano tecniche psicologiche di alcun tipo e tantomeno fanno psicoterapia. POSSONO lavorare, come consentito dalla legge, con soggetti sani o con patologie psicologiche rispettando quelle che sono le proprie competenze e abilitazioni, senza sconfinare in un campo non loro, quello degli psicologi, per esempio.

Ma se è vero che tra i compiti del counsellor c’è anche quello di migliorare l’aspetto psicologico della persona, come fa allora a portare a termine tale compito senza invadere un campo non suo?

Questa domanda, normale per una persona non addetta ai lavori, ha una risposta ben chiara ai counsellor che dovrebbe essere chiarissima anche agli psicologi, anche se questi ultimi sembrano volutamente ignorarlo (spiegherò in seguito il motivo). In ogni caso è grave, da parte di una figura professionale di questo tipo, ignorare tutto questo.
Partirò dicendo che migliorare l’aspetto psicologico di una persona NON È, E NON PUÒ ESSERE, prerogativa di una categoria: il benessere psicologico è un concetto talmente ampio da non poter essere imbrigliato e riservato a una classe. Questo non lo dico solo io, o i fatti, ma anche la legge. Non stiamo parlando in senso specifico, o patologico, dando definizioni che spettano a chi di dovere, ma stiamo parlando in senso ampio. Qualsiasi interazione possiamo avere con un’altra persona ha effetti psicologici, che sia un partner, un amico, un conoscente, o il cliente di un counsellor. Questo non fa di tutti noi degli psicologi (o degli abusivi), né tantomeno ci potrà mai essere precluso. Parlare con un amico in difficoltà, andare al cinema con un conoscente, pranzare insieme, camminare al parco, fare sport, meditazione, teatro o altro HA TUTTO UN IMPATTO PSICOLOGICO, MA NON PUÒ ESSERE CONSIDERATO PSICOTERAPIA O TECNICA PSICOLOGICA.

Il counsellor aiuta la persona in diversi modi, usando tecniche, modalità o approcci che NON SONO PREROGATIVA DI NESSUNO.

Mettiamo caso a esempio che una persona abbia necessità di accedere ad alcune risorse specifiche, come sentirsi sicura, serena e più in armonia con gli altri. Il counsellor non farà indagini o valutazioni psicologiche di alcun tipo e potrà usare una vasta gamma di tecniche per raggiungere tali scopi, anche indipendentemente dal motivo per cui si sono venuti a creare (un trauma, un desiderio, una necessità, ecc). Per la sicurezza, a esempio, io personalmente (essendo anche un preparatore sportivo e un istruttore di arti marziali) utilizzo tecniche basate sul prendere coscienza del corpo e della propria forza, proponendo esercizi pratici, semplici, efficaci e con immediato riscontro. Faccio notare che queste tecniche sono conosciutissime e utilizzatissime da qualsiasi preparatore sportivo di buon livello, o nelle palestre di arti marziali, e che NON sono tecniche da psicologi (né tantomeno gli psicologi, a eccezione di rarissimi casi particolari, le conoscono). Per la serenità si possono usare invece tecniche prese dalla meditazione, come la respirazione o le visualizzazioni, o far maturare al cliente tale serenità proponendo esercizi o ‘attività’calmanti’ (disegnare, fare un rilassamento progressivo, ecc), magari proposte dal cliente stesso e amplificate dal counsellor. Tutto questo continua a essere un’attività svolta da qualsiasi istruttore di yoga, maestro di meditazione, master ReiKi o di una qualsiasi persona in grado di insegnare un hobby. Anche qui gli psicologi non c’entrano. Per l’armonia con gli altri si può aiutare la persona a vedere ciò che le relazioni con gli altri comportano, a individuare con chi si trova bene e con chi no, e magari pianificare qualcosa per trovare il tempo per incrementare i momenti felici. Questo compito non so bene di che tipo sia, ma certamente più di un manager che di uno psicologo. Ecco tre esempi che dimostrano chiaramente che il counselling non è psicoterapia e non utilizza tecniche riservate agli psicologi ma, più comunemente, tecniche, approcci, o abilità che chiunque può utilizzare (se competente in esse).

Benessere Psicologico

Come si può ben capire, counsellor e psicologi hanno caratteristiche e campi differenti. Inoltre il benessere psicologico della persona è l’obiettivo di tantissimi professionisti diversi (anche qui non menzionati). Ma anche i non professionisti contribuiscono in tal senso: un familiare, un parente, un amico, una figura religiosa e così via.

In cosa è specializzato il counsellor?

Il counsellor, a mio avviso, è specializzato in due cose:

  1. avere competenze specifiche in qualcosa (che sia utile al cliente)
  2. e, prima di tutto, nell’essere in grado di offrire una relazione di aiuto.

Per le competenze il discorso si può evincere dal precedente paragrafo: si utilizzano strategie prese in prestito da una vasta gamma di campi a condizione che siano efficaci, utili e che non invadano competenze riservate ad altri professionisti. Il percorso formativo del counsellor consiste proprio nell’imparare a utilizzare tali tecniche in modo adeguato e per portare risultati, duraturi, nel minor tempo possibile. Questa, tra l’altro, è una prerogativa che gli psicologi NON HANNO, proprio perché impegnati a fare psicoterapia! Gli psicologi, tolti i casi di preparazione personale, NON HANNO le competenze per fare questo, semplicemente perché NON È il loro lavoro. Infatti molti psicologi che vogliono acquisire queste competenze scelgono di fare la scuola per diventare counsellor. Questo è molto onesto e meritevole, è segno di autoconsapevolezza e umiltà (e tra l’altro sono quei pochi psicologi onesti che avendo compreso la differenza non fanno battaglia ai counsellor, ne tantomeno ritengono che il counselling spetti agli psicologi!).
Per quanto riguarda la relazione di aiuto, di cui il counsellor è specialista, posso affermare che è il cuore di questa figura. Nessuna delle precedenti competenze avrebbe senso senza questo aspetto: LA QUALITÀ DELLA RELAZIONE. Il counsellor offre una relazione sana, genuina e basata sull’EMPATIA, cioè si mette al PARI del cliente e offre una PRESENZA. Già, semplicemente, tale presenza è una presenza che aiuta la persona. Non è semplicissimo da spiegare, ma il counsellor è una persona che ti comprende e della quale puoi fidarti. A volte solo questo già basta!
Tutto questo, ovviamente, non ha nulla a che vedere con tecniche o roba da psicologi. È una prerogativa che può (e che dovrebbe) mettere in gioco qualsiasi essere umano. Diciamo che il counsellor impara a comprendere questa qualità, conoscerla, allenarla, amplificarla e utilizzarla al meglio.
Pertanto il counsellor offre una relazione d’aiuto (modalità) con la quale può mettere in gioco al meglio alcune competenze utili (i contenuti).

La ragione del conflitto tra Counsellor e Psicologi

Secondo me la ragione principale risiede, purtroppo, nel mercato: prima chi aveva disagi psicologici si poteva rivolgere solo agli psicologi mentre ora ci sono diverse nuove figure, tra cui spicca il counsellor. Gli psicologi si vedono togliere una grande fetta del mercato da parte di queste figure, e ciò avviene anche perché queste figure, effettivamente, RISPONDONO ALLE ESIGENZE DEI CLIENTI. I counsellor, o i coach, hanno come prerogativa la pragmaticità e il raggiungimento IN TEMPI BREVI degli obiettivi prefissati. Questo i clienti lo gradiscono molto! Il counsellor NON perde tempo a psicoanalizzare o fare indagini di tipo psicologico (sa bene di non averne le competenze e soprattutto non gli interessa farlo), semplicemente risponde alle richieste.
La maggior parte dei clienti che si rivolgono a me per il lavoro di counselling spesso mi dicono frasi come: “Sono già stato anni da uno psicologo senza successo, non è che fai psicoterapia anche tu?”, oppure “Non è che sei uno psicologo vero?”. Questo dimostra che queste persone hanno bisogno e ricercano persone diverse dagli psicologi. Di questo gli psicologi se ne devono fare una ragione e imparare a rispettare il ruolo, rinunciando alla fetta di mercato che non gli compete.
Inoltre, vorrei fare una piccola considerazione: un counsellor, senza aver studiato psicologia, come potrebbe immaginare di fare psicoterapia meglio di uno psicologo? Non ha molto senso. Lo stesso vale al contrario però: come può pensare uno psicologo di fare da counsellor senza un’adeguata e specifica preparazione? È altrettanto insensato e disonesto.
Come ultima cosa (non solo riguardo a questa inutile battaglia) devo far notare una scorrettezza da parte dell’ambiente che opera in ambito psicologico, ponendo l’attenzione su quanto negli ultimi anni siano anche cambiati i criteri diagnostici per definire ciò che è patologico da ciò che non lo è: è aumentata esponenzialmente la tendenza a MEDICALIZZARE E PATOLOGGIZARE la persona, riducendola sempre più a una o un’altra tipologia di paziente (cosa che infastidisce, giustamente, il cliente, contribuendo ad allontanarlo). Questo avviene anche perché in questo modo gli psicologi possono allargare la loro cerchia di pazienti, o mantenerli in cura per più tempo, accaparrandosi più guadagni. Stanno cercando di aumentare sia il numero di pazienti che la loro permanenza. Inoltre, spesso, non portando a un vero cambiamento le terapie durano tempi infiniti (anche perché, certe volte, la persona in realtà sta bene anche se rientra nei criteri diagnostici, essendo quest’ultimi eccessivamente ‘ampi’). Con questo non intendo dire che questo discorso valga sempre, che i nuovi criteri siano sempre troppo rigidi o che gli psicologi siano degli imbroglioni, ma voglio far riflettere su questa tendenza.
Il counsellor, invece, tende a valorizzare le risorse del cliente, senza guardarlo sotto il faro del patologico, e mira ad avere risultati in tempi brevissimi (mai oltre le dieci sedute) e per problemi specifici e concreti.

Conclusioni
Il mercato (per fortuna) si sta allargando, permettendo a nuove figure di farsi spazio ed emergere e permettendo sempre più scelta alle persone che hanno esigenze di diverso tipo.
Concludo affermando che i counsellor e gli psicologi dovrebbero COLLABORARE, rispettando ognuno i propri ruoli e competenze, per dare il massimo beneficio alle persone che si rivolgono a loro. In entrambi i casi infatti È IL BENESSERE DELLA PERSONA l’obiettivo principale da raggiungere, cosa che può richiedere diversi ruoli o figure.

Approfondimenti

Ritengo inoltre doveroso dire che ultimamente, nel web, purtroppo, si assiste a una vera e propria campagna portata avanti da parte degli psicologi contro la figura del counsellor. Sebbene non sia una cosa auspicabile per nessuno, visto il rapporto di collaborazione e rispetto che dovrebbe esistere tra queste due figure, il fatto è aggravato dal modo in cui questa campagna viene portata avanti: con la DISINFORMAZIONE e la DEFORMAZIONE della realtà.
Come esempio porto il titolo di un post uscito da poco su FB: Il counselling torna in mano agli psicologi.

Ecco alcuni punti importanti da chiarire a riguardo:

  1. il counselling NON PUÒ tornare in mano agli psicologi, non essendo MAI stato loro! A loro farebbe piacere definirsi anche counsellor, ma non lo sono ora come non lo sono mai stati

  2. dal titolo sembra evincersi che ora i counsellor siano dei fuorilegge, cosa del tutto falsa (che però piacerebbe agli psicologi per motivi già trattati)

  3. non viene in alcun modo definita e fatta conoscere al lettore la differenza tra counsellor e psicologo, fornendo dati utili al cliente. Questo sarebbe stato fondamentale per la comprensione dell’articolo (sarà mai che l’obiettivo non fosse questo?)

  4. la figura del counsellor viene denigrata e sminuita (chissà perché…)

  5. e più importante, l’articolo riporta una sentenza (giusta!) che afferma che il counsellor non può usare tecniche psicologiche o psicoterapia, ma chi ha letto questo mio articolo avrà capito perché si tratta della ‘scoperta dell’acqua calda’.

Invito i lettori a fare attenzione a quanto circola in giro, ed affidarsi ad una lettura critica, poiché su questo tema c’è molta confusione e parzialità.

Dott. Lorenzo G.

Continuando a navigare nel sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Altre informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi