Immagini diagnostiche e sintomi reali

La realtà è che possiamo avere delle pessime immagini diagnostiche ed essere in piena forma, oppure delle immagini diagnostiche immacolate ma accompagnate a problemi seri. Quello che scrivo in questo post è frutto di studi e ricerche avanzate, nel settore.

Le immagini diagnostiche (RMN, RX, TAC, ecc.) hanno un senso solo in caso di sintomi o condizioni patologiche gravi o particolari (chiaramente conosciute dal fisioterapista). Il più delle volte non vi è alcuna relazione tra immagine e sintomo. È infatti dimostrato che ogni persona, che goda o meno di buona salute, ha in ogni caso molteplici immagini che mostrano qualcosa di anomalo. Ciò, nella maggior parte dei casi, non è significativo. Questo concetto semplice può sembrare scontato agli esperti, ma spesso non sembra essere compreso dalla maggior parte dei pazienti che, allarmati, riconducono arbitrariamente il loro problema a questa o quella immagine facendo valere come ragione le parole riportate nel referto. Pensa, per esempio, a un’ernia o a una protrusione discale, a un’articolazione artrosica, a un ispessimento tendineo o muscolare. Ti rivolgi al fisioterapista per far passare il dolore e ritornare funzionante e dopo varie sedute probabilmente ci riesci anche. Secondo te le immagini mostreranno differenze? Le ernie saranno rientrate? L’articolazione sarà perfettamente congruente? Il tendine normale? La risposta è: “No!”. Le immagini mostreranno praticamente le stesse cose. E se ci pensi bene è anche normale: nella tua vita quotidiana, quel problemino al collo, alla schiena, al ginocchio (e così via) che ti hanno mostrato nelle immagini non ti fa male sempre, o sbaglio? Magari un mese sì e uno no, magari solo con l’umidità, magari solo in montagna, e così via. La realtà è che possiamo avere immagini diagnostiche pessime ed essere in piena forma (prova a leggere quelle di un agonista o professionista di qualsiasi sport!) oppure immagini diagnostiche immacolate accompagnate a problemi seri. Purtroppo nella maggior parte dei casi gli operatori sanitari addetti (medici di base, medici specialisti, fisioterapisti, ecc.) non spiegano al paziente il senso di quanto scritto o visualizzato, o peggio attribuiscono alle immagini, volutamente o per ignoranza, un valore che nella realtà non hanno. Spesso il paziente cerca una risposta per la causa del suo disagio che la figura di turno non sa o non può dare, ed ecco che ricondurre il tutto a qualcosa che potrebbe avere un senso medico, diventa necessario per non perdere tempo e salvare la faccia.

Ma se tali immagini sono così inaffidabili, allora perché si continua a prescriverle? Ci sono diverse risposte valide che si supportano reciprocamente.

  1. La prima è che, vista la possibilità di sbagliare una diagnosi e la grande RESPONSABILITÀ LEGALE del medico, per tutelarsi e non incorrere in procedure giudiziarie esso prescrive il superfluo. Il medico pertanto non prende provvedimenti se non è supportato da materiale che ne giustifica le scelte in caso di battaglia legale. Un buon medico, nella maggior parte dei casi, sa fare diagnosi indipendentemente dalle immagini diagnostiche (solo una porzione dell’intera semeiotica medica; usando anamnesi, oscultazione, palpazione, ricerca di segni e sintomi, ecc.) ma in questo caso dovrà assumersi la piena responsabilità del suo agire. E questo, spesso, basta a farlo desistere e scegliere la strada comoda, anche se non porterà ai risultati (ma almeno non creerà problemi…).
  2. Il secondo motivo è che la classe medica, quella che ritiene di dover mostrare di essere migliore dei suoi sottoposti, non vuole passare per infermiere o fisioterapista e vuole continuare ad avere un ruolo di superiorità con il paziente. Per distinguersi da infermieri, fisioterapisti e altre figure ci tiene a far vedere che quando visita lui non tocca il paziente e che, quando il malcapitato prova a dire la sua, neanche lo ascolta, o prova a comprenderlo, e riduce tutta la ‘visita’ al semplice controllo di un’immagine medica (che tanto il paziente neanche capisce) spesso, avendo ormai perso la capacità di cercare altrove le informazioni. NON SANNO PIÙ COSA CERCARE E DOVE. Ed ecco che si assiste a visite assurde che durano a dir poco dieci minuti, in cui lo specialista neanche guarda in faccia il paziente ma legge solo referti e prescrive la cura del caso. E tanto più è veloce tanto meglio è.
  3. E questo ci porta al terzo motivo: i soldi. Meno tempo dedicato per ogni paziente, uguale più pazienti visitabili, con le ovvie conseguenze. Inoltre, ovviamente, più esami da fare uguale più visite per visionarli, e il gruzzolo cresce. A questo si può aggiungere anche il fatto che spesso gli esami sono convenzionati dal centro in cui il medico lavora, se non a prezzo pieno, e solo questo dovrebbe bastare a far pensare. E non mettiamoci la macchina per far soldi di farmaci e trattamenti che essendo inadeguati portano inevitabilmente ad altri giri e rigiri veri e propri, mentre il paziente è in balia di un sistema che non comprende e dal quale è volutamente sfruttato economicamente e a cui è preclusa la comprensione.

Queste sono solo alcune delle risposte alla precedente domanda, ma già danno un quadro abbastanza chiaro.

Cosa si può fare, allora?

Innanzi tutto rivolgersi e affidarsi a personale esperto, di fiducia.

Ma come riconoscerlo?

  • Per prima cosa devi valutare la quantità e la quantità del tempo che lo specialista ti dedica.
  • Devi valutare se ti visita con accuratezza, se ti ascolta attentamente, se ti esamina, se presta attenzione ai dettagli, se ti mette al corrente di ciò che fa e del perché lo fa.
  • Devi chiedere di essere messo pienamente al corrente di ogni cosa, fare domande, essere insistente. Chi è veramente esperto conosce le risposte e non avrà difficoltà a spiegartele (anche se non sei un medico puoi capire, e chi conosce bene le cose riuscirà a spiegartele) e non ti dirà che non ha tempo per te (chi esercita con passione ha piacere di poter essere compreso e dedicare tempo ai suoi pazienti, fosse anche solo perché sa che è necessario).
  • Devi pretendere un quadro più chiaro, veritiero ed esaustivo, poiché in definitiva le scelte per la tua salute spettano a te.

Sotto qualunque aspetto noi facciamo di una persona un oggetto − sia mediante lo strumento diagnostico o analitico, sia percependolo impersonalmente in una cartella clinica − non facciamo che ostacolare le nostre finalità terapeutiche.
(Carl Rogers)

Ti voglio citare Gino Strada che si sta battendo molto su questo argomento e lo sta facendo dall’alto delle sue competenze. Qui di seguito ho raccolto alcuni articoli che riportano il suo pensiero. Li considero un approfondimento importante al tema che ho affrontato in questo post:

 

Tagli sanità, Gino Strada: “Non può decidere Beatrice Lorenzin se un esame è inutile o no”

Sanità, Gino Strada: “Gratuita e per tutti”. “Costa troppo? Tagliamo i profitti”

Dott. Lorenzo G.

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