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Kinesiologia Emozionale

Cosa può darti la Kinesiologia Emozionale? Il mondo esterno può metterci di fronte a molti eventi spiacevoli, contribuendo a generare bisogni da appagare o a complicarci l’appagamento di quelli che già abbiamo, questi bisogni sono in noi e sta a noi trovare il modo di soddisfarli al meglio, godendo al massimo di ciò che le emozioni hanno da offrire a noi e agli altri.

Come Counsellor e come Ipnotista, la comprensione delle emozioni, la loro elaborazione e trasformazione, nonché il loro fluire armonico e costruttivo nella vita di ognuno di noi, sono tra le principali qualità e obiettivi richiesti con i quali mi ritrovo a lavorare con passione ogni giorno.

Ma cosa sono le emozioni?
Anche se tutti noi le proviamo, ognuno di noi con sfaccettature del tutto personali, dare una risposta non è poi così facile. Normalmente a riguardo si possono scomodare le più disparate teorie psicologiche sia classiche che moderne. Senza arrivare a tanto però vorrei partire da qualcosa di immediato, tanto facile da comprendere quanto estremamente pragmatico: come dice l’etimologia latina della parola, “emozione” vuol dire (da ex = fuori e movere = muovere) letteralmente “muovere fuori, portare fuori, smuovere”, in senso più lato “agitare, scuotere”. Perciò, e in questo mi sento di concordare in pieno con la saggezza degli antichi, le emozioni sono ciò che ci fa muovere, ciò che scuote il nostro animo. Nessuno di noi ne è immune proprio perché tutti noi ne proviamo: non è un’interpretazione, è un fatto.

Quindi ognuno di noi ha qualcosa dentro che si muove, o si agita, che non aspetta altro che di uscire fuori. Certe volte questi movimenti, e i loro effetti sul mondo circostante, sono definiti come piacevoli e positivi, mentre altre volte invece possono essere tranquillamente descritti come estremamente sgradevoli e negativi. La gamma di emozioni possibili è estremamente ampia, praticamente infinita, e può variare dall’estasi assoluta, alla felicità, alla leggerezza, alla tranquillità, sino alla rabbia, la paura, la paranoia, l’angoscia o la depressione totale. Inoltre c’è da dire che, proprio per loro natura intrinseca, alcune emozioni tendono a muoversi, o agitarsi, più lentamente (serenità, felicità, inquietudine, distensione, fermezza, e così via) mentre altre sono più veloci (sorpresa, stupore, meraviglia, ira, e così via). Stesso può dirsi del livello di profondità dal quale sembrano provenire: alcune possono essere molto profonde (felicità, infelicità, coraggio, presenza di spirito, apatia, e così via), mentre altre più superficiali (espansività, eccitazione, spiacevolezza, e così via). Ma in tutto questo nulla è scritto! Ciò vuol dire che in ognuno ogni emozione può avere un’intensità, una grandezza, una forza e una provenienza del tutto singolare. Tutto questo è molto affascinante e poter lavorare a stretto contatto con queste forze, e con le persone che le provano, smuove tanto anche in me e mi appassiona molto.

Ma se è un fatto che le emozioni ci muovono, perché si muovono, è anche un fatto che il loro primo bisogno è quello di venire fuori, di manifestarsi nel mondo. E qui possono sorgere alcuni problemi: sebbene ci sia un bisogno emotivo da appagare, non è detto che questo bisogno sia in linea con quella che viene considerata, a ragione o meno, una corretta vita sociale o civile. Inoltre ci sono emozioni che per loro stessa natura sono a priori distruttive per se stessi o per gli altri. Ma le emozioni devono comunque muoversi, venire fuori. Tarparle non risolve il problema anzi causa danni maggiori perché queste emozioni se intrappolate (belle o brutte che siano) continuano a muoversi e a voler venire fuori sempre più tenacemente, e tenerle a freno diventa sempre più difficile.
“Le emozioni inespresse non moriranno mai. Sono sepolte vive e, se non le esprimi usciranno più avanti in modo peggiore”  (S. Freud)

Come fare allora?
In questo può esserci utile prendere in prestito la visione, eccezionalmente arguta, di Rudolf Stainer, fondatore dell’antroposofia, che afferma che le emozioni sono ORGANI DI SENSO. Per lavorare con questo tipo di “organi” è necessario comprenderne il funzionamento e appagarne il bisogno. Infatti, in questo senso, tutte le emozioni giudicate negativamente non sono negative di per se’ ma ci mostrano UN BISOGNO INSODDISFATTO. Quelle positive invece altro non sono che l’espressione di UN BISOGNO SODDISFATTO. E allora la soluzione diventa semplice (almeno sulla carta): individuare le FERITE PRIMARIE che generano il bisogno insoddisfatto e lavorare su di esse, nel modo che si ritiene più opportuno (io offro il counselling, l’ipnosi, la Kinesiologia Applicata e il lavoro con le energie, perché sono esperto in queste cose, ma qualsiasi strumento che possa sortire l’effetto voluto è adatto!). La Kinesiologia Emozionale è uno strumento d’elezione per la ricerca, individuazione e trattamento delle ferite primarie. I risultati sono spesso immediati, anche se come sempre il lavoro che dovrai compiere in prima persona non può venire meno.

È importante essere molto consapevoli, non attribuendo al mondo esterno responsabilità che non ha, rinunciando di fatto al nostro potere di guarigione. Sebbene il mondo esterno possa metterci di fronte a molti eventi spiacevoli, contribuendo oggettivamente a generare bisogni da appagare o a complicarci l’appagamento di quelli che già abbiamo, questi bisogni sono in noi e sta a noi trovare il modo di soddisfarli al meglio, godendo al massimo di ciò che le emozioni hanno da offrire a noi e agli altri.

Questo è esattamente quello che la Kinesiologia Emozionale può offrirti, e non solo, e unendola con gli altri componenti del LES puoi ancor più valorizzarne e amplificarne i benefici.

Nella seguente tabella potrai trovare alcune emozioni, interpretate come bisogni inappagati, e altre, interpretate come il risultato dell’appagamento dei bisogni. Ovviamente la tabella è molto riduttiva, però serve a dare un’idea indicativa di ciò a cui porta tale trasformazione.
Il vero lavoro all’interno della persona consiste nel guarire la ferita primaria che genera tale bisogno da soddisfare.

“Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio si alzò e andò ad aprire e non c’era nessuno.”
(Johann Wolfgang von Goethe)

Dott. Lorenzo G.

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