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Pregiudizi sull’ipnosi

Uno dei compiti di noi ipnotisti, è anche quello di sfatare falsi miti e di combattere contro i pregiudizi che molte persone hanno sull’ipnosi, mostrando quanto utile ed efficace sia questo strumento.

Purtroppo per quanto riguarda l’ipnosi, in Italia, siamo culturalmente indietro. Nella maggior parte degli altri Paesi rivolgersi all’ipnotista è normale esattamente come andare da un fisioterapista, uno psicologo o un meccanico. Questo perché si ha un’idea reale dell’ipnosi e dei suoi effetti, priva di pregiudizi.
Uno dei compiti di noi ipnotisti, è anche quello di sfatare falsi miti e di combattere contro i pregiudizi che molte persone hanno sull’ipnosi, mostrando quanto utile ed efficace sia questo strumento.

Qui di seguito elencherò alcune credenze popolari che non hanno alcun senso di esistere e che contribuiscono a sminuire l’efficacia dell’ipnosi e a rilegarla a una cerchia ristretta di persone attente e senza pregiudizi.
In realtà il sistema migliore per capire cosa sia l’ipnosi è sperimentarla! Posso affermare che tutte le persone che hanno sperimentato una seduta di ipnosi con me, di qualsiasi tipo, sono restate affascinate e mi hanno detto che avrebbero voluto riprovarla anche altre volte.

Ecco alcuni pregiudizi da sfatare:

  • L’ipnosi non esiste. L’ipnosi è finta.
    Questa affermazione è falsa. Non solo l’ipnosi esiste, ma è anche largamente riconosciuta e documentata scientificamente. È largamente studiata, approfondita e applicata in molti campi scientifici. Non parlo solo di psicologia, counselling o ipnoterapia, ma anche di campi come medicina e chirurgia. Lo sapevate che molte operazioni chirurgiche si svolgono sotto anestesia ipnotica? Direi che sotto i ferri non ci sia molto spazio per la finzione!
    Ultimamente i corsi di ipnosi più diffusi in Italia sono rivolti proprio ad anestesisti e odontoiatri (in America stanno già avanti anni luce a riguardo). Questo per permettere un modo più naturale e fisiologico di anestetizzare un soggetto durante interventi o operazioni.
  • Durante l’ipnosi il soggetto dorme.
    Come descritto, lo stato di ipnosi è diverso da quello del sonno. Se dormisse non sarebbe ipnosi! In realtà il termine ipnosi deriva dal termine greco “hypnos” (“sonno”) ma questo termine è stato scelto perché, in certe occasioni, il soggetto ipnotizzato visto da fuori può sembrare addormentato anche se in realtà non lo è. C’è un’importante differenza tra “fuori e dentro”.
  • Durante l’ipnosi il soggetto non è cosciente.
    Altra falsità! Il soggetto, non essendo addormentato, è sempre cosciente. Semplicemente SCEGLIE di vivere questa esperienza e si concede di sperimentare quanto accade. Non solo, ma il soggetto può “svegliarsi” quando vuole.
  • L’ipnotista può far fare al soggetto ciò che vuole. Il soggetto è come una marionetta.
    Altra falsità. Ricordo che la persona è cosciente e che ciò che accade è solo ciò che la persona sceglie di permettere che accada. Se dovessi chiederti il codice del bancomat certamente ti “sveglieresti”, stanne certo/a.
    Non posso farti fare o dire cose che non vuoi fare o dire!
    A riguardo c’è un aneddoto famoso: Milton Erikson, reputato il più grande Ipnotista di tutti i tempi, prese uno dei soggetti più altamente ipnotizzabili di cui disponeva e lo mandò nella trance più profonda che poté. Lei era una suora, con il suo abito tipico. A quel punto le chiese di alzarsi la gonna. La suora si “svegliò” e non volle più essere ipnotizzata.
    Questo episodio, avvenuto a scopo dimostrativo, dimostra chiaramente che non si può far fare qualcosa che va contro la volontà del soggetto. In realtà gli ipnotisti sanno che in qualsiasi trance, anche la più profonda, esiste quello che viene definito come “l’osservatore nascosto”, cioè una parte del soggetto ipnotizzato che vede tutto e che si accerta della correttezza di ciò che sta avvenendo.
  • E se poi non mi sveglio?
    È una domanda simpatica ma ingenua. Una domanda simile è: “E se dopo essere entrato in ipnosi l’ipnotista muore?”. Allora ti chiedo: “Ti è mai capitato di addormentarti e di non svegliarti più?”. Stai tranquillo/a che anche se ti mando in un’ipnosi profondissima e mi succede qualcosa dopo massimo 20 minuti torni vispo come un grillo. Certo uscendo da uno stato di rilassamento profondo puoi metterci un po’, ma starai comunque meglio di prima (si stima che 20 minuti di ipnosi profonda giovino come 4 ore di sonno…).
  • L’ipnosi può essere pericolosa.
    Essendo, come abbiamo visto, uno stato naturale e fisiologico che tutti i soggetti sani “visitano” posso dire che non c’è nulla di pericoloso nell’ipnosi di per sé. Oggi stesso avrai lievi ipnosi numerose volte!
    Diverso è su soggetti con patologie psichiatriche serie e conclamate: non che non vadano in ipnosi, semplicemente hanno disordini diffusi anche nella veglia. Anche in questo caso l’ipnosi viene usata da psichiatri specializzati ed esperti per lavorare sui disturbi. Io però non faccio questo tipo di lavoro perché non sono né competente né abilitato per lavorare con l’ipnosi su questo tipo di soggetto. Io faccio ipnosi solo a soggetti sani, con disagi o altro, ma sani. Questo è fondamentale chiarirlo. Per il lavoro di counselling, su soggetti con patologie psichiatriche lavoro in altro modo.
    Tornando a noi, però, ti dico che, sebbene l’ipnosi in sé sia priva di rischi, devi essere sicuro che chi la utilizza sia un esperto e che sappia gestire bene ogni situazione. Deve inoltre essere rispettoso di te, della tua sensibilità, delle tue emozioni e in generale della tua persona. Questo eviterà disagi o fastidi inopportuni.

L’ipnotista come facilitatore

Essendo la trance uno stato naturale in realtà è il soggetto a permettersi di viverlo e a generarlo. Questo però avviene in modo spontaneo e inconsapevole (a meno che non si sia imparato come fare). L’ipnotista altro non è che un facilitatore di tale processo! Quello che faccio è creare un contesto, in senso molto ampio, in cui sia possibile permetterti di entrare con facilità nel tuo stato di trance e poi ti guido in modo opportuno nel tuo viaggio interno.

Dott. Lorenzo G.

Con il riconoscimento e l’applicazione intelligente della suggestione nelle terapie come aiuto nella pratica della medicina, possono essere alleviati condizioni e sintomi che non possono essere raggiunti da qualsiasi altro rimedio, ed è questa classe di casi che stanno fuggendo dai medici e cercano aiuti provenienti da altre fonti.

(Henry Munro)

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